ordinaria follia

GIORNO 167: SENTIMENTI RITROVATI

Prima delle mie (brevi) vacanze ho avuto un incontro ravvicinato del V tipo con un bambino.

La mamma, una mia conoscente super easy, si era offerta di farmi fare un po’ di “rodaggio” e mi ha invitata a passeggiare al parco con lei e il piccolo di appena 5 anni, apparentemente carino e gestibile.

Come no.

E’ stato un incubo.

Il pargolo era indemoniato. Inizialmente mi ha attirato nella sua trappola fingendo timidezza. Chiaramente, come futura mamma, mi sono sentita in dovere di offrire qualche sorriso di più a quell’esserino silenzioso che mi osservava da dietro il passeggino. Non avevo capito che in realtà stava solo aspettando il momento giusto per attaccare. A un certo punto ha cominciato a girarmi intorno lentamente, osservandomi come una pantera che punta la preda, e poi TAC, ATTACCO SFERRATO. Senza che io me ne rendessi conto, improvvisamente, il bimbo mi era affianco e parlava senza sosta. Chi avrebbe detto che quel batufolo di capelli biondi apparentemente muto potesse sputare così tante parole ciancicate in così poco tempo.

Siamo passati dal dirci nome e anni (attività che ha preso un po’ perché è un calcolo complesso arrivare a contare fino a 5 sul palmo di una mano) a parlare di tutti i nostri colori preferiti fino a che, non so dire come, mi sono ritrovata in mano un cellulare con tutte le foto dell’ultima vacanza ai lidi ferraresi che abbiamo dovuto sfogliare per ben due volte dato che in alcuni passaggi non avevo dimostrato abbastanza entusiasmo. Il tutto condito da capricci e urla che manco a Uomini e Donne.

Mentre fingevo di ascoltare con interesse la lettura sdentata dell’insegna di un lido immaginavo la vecchia Laura, quella che non ha mai avuto (nè ha mai desiderato avere) contatti con dei bambini, quella che alzava gli occhi al cielo quando era vicino a un bambino che piangeva, quella che diceva “prima dei 38 anni niente figli”, che, tornata a rivendicare i suoi spazi, prendeva la nuova Laura, amorevole e materna, e con una serie di mosse di taekwondo la infilava con un calcione in uno sgabuzzino buio della mia mente.

Ero esausta di sentire la vocina di quel nano che mi mostrava il quintottocentomillesima esemplare di paguro, ma ormai non potevo tornare indietro. Mi sarei sorbita tutto il repertorio del nano, dalla lista dei giocattoli alla descrizione dell’ultimo slime acquistato, dalle composizioni di sassi (certo che i bambini mettono le mani ovunque!) finanche alla prova di canto e ballo, senza cedere. Un po’ perché non volevo fare una figura di merda con la madre infilando del ghiaino in bocca al pargolo, un po’ perché sentivo che era mio dovere in qualità di futura mamma dimostrare la mia attitudine a star coi bambini, un po’ perché non potevo lasciarmi battere da quel biondino venuto dagli inferi.

A fine pomeriggio ero sfiancata ma ero ancora in piedi. Laura 1 / Nano 0.

Al momento dei saluti sua mamma mi ha guardato e mi ha fatto “Belli i figli degli altri, vero? Quando non sono tuoi sono adorabili…poi quando li fai è tutta un’altra storia”.

Bel coraggio, davvero.

Mi sono voltata e mi sono fatta il segno della croce.

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