vita da mamma

ALLA RICERCA DELLA NANNA PERDUTA

Questo mese io e Leonardo abbiamo festeggiato 14 mesi di co-sleeping (o sarebbe meglio dire bed-sharing, perché chi è che sleepa più?!).

Devo esser sincera, a distanza di un anno e passa non pensavo che le cose sarebbero state così. Pensavo che sarei riuscita a rendere Leo più autonomo e che il babbo avrebbe smesso di litigarsi il divano con Gatto riconquistando il suo posto nel lettone.

Prima che Leo nascesse Marco ed io avevamo preso accordi chiari: Leo non avrebbe mai dormito nel lettone con noi. MAI. “È pericoloso per lui” dicevo io, la saggia, “e scomodo per noi” aggiungeva Marco, l’arguto, “dobbiamo preservare la nostra intimità” intonavamo in coro, mentre ammiravamo gli asini volare e gli unicorni rincorrerli.

Poi Leo è nato e la saggia e l’arguto hanno dovuto lasciare l’universo dei mini pony e tornare a vivere nel mondo dei neo-genitori.

Ed effettivamente il primo mese siamo riusciti a non metter Leo nel lettone, grazie all’affinata “tecnica dello sfinimento”: ogni sera Marco andava a letto lasciando me e Leo sul divano, io seduta e lui abbracciato al mio seno a drenarmi via la linfa vitale, in attesa che fosse abbastanza cotto per abbandonarsi next to me. In genere raggiungevamo la cottura perfetta verso le 6 del mattino, ma spesso appena dopo 2 o 3 ore bisognava ricominciare la procedura. Alla fine questa tecnica ha portato allo sfinimento mio anziché del mio amato bambino e dopo 30 notti ho capito che se volevo tornare a distinguere notte e giorno dovevo metterlo nel lettone con noi.

Da allora non ho mai riprovato a metterlo a dormire nella sua next to me, se non una volta. Quella volta in realtà non ero pronta a separarmi da Leo ma provai lo stesso, sollecitata da “agenti esterni” (leggi anche: da coloro che sanno quando devi togliere tuo figlio dal letto, ma non quando farsi i cazzi propri). Quella fatidica notte il prezzo che abbiamo pagato per mezz’ora di dormita di Leo nella next to me è stato un’ora emmezza di sue urla disperate, un mio pianto ininterrotto per le 12 ore successive, un bel Invicta di sensi di colpa e due telefonate, una alla consulente del sonno e una alla psicologa.

Nonostante quell’episodio sia stato traumatizzante, a distanza di tempo sento che potrebbe essere arrivato il momento di riprovare sul serio a far dormire Leo da solo. Benché il co-sleeping si sia rivelato da principio una soluzione possibile e anche comoda, dopo 14 mesi mi ha letteralmente fatta a pezzi. Certe mattine mi alzo con la sensazione di essere storta come una donna di un quadro di Picasso. Per non parlare della stanchezza ancestrale che mi trascino appresso. Sono così stanca che avere una conversazione con me è come giocare all’impiccato, ogni tre parole che ricordo me ne scordo una.

Per questo mi sono proposta nei prossimi mesi di mettermi di impegno e riacquistare il controllo del lettone. Non credo che sarà facile (soprattutto per me) ma non ho sentito di tanti 18enni che dormono ancora abbracciati alla mamma perciò confido che prima o poi ce la farò!

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