ordinaria follia

GIORNO 34: IL TORTINO AL LIMONE

Ho voglia di ingerire tutto quello che vedo.

L’altro giorno stavo guardando 4 Ristoranti di Alessandro Borghese – non so se si è capito che sono leggermente in fissa con quel programma – e ho visto un tortino al limone. Non un tortino al limone con la pasta frolla, che ha una consistenza piacevole – per dirla alla A. Borghese -, ma uno di quelli pannosi e soffici, che mi hanno sempre inorridito perché hanno un retrogusto di arbre magique misto a Svelto. Eppure ho passato metà giornata a fantasticare di quel tortino, immaginando come sarebbe stato se l’avessi trovato in frigo…

se avessi potuto afferrarlo delicatamente,

ammirare il suo pannoso profilo per cercare il mio lato preferito,

portarlo al naso per sentire quell’odore un po’ aspro di arbre magique al limone,

avvicinarlo alle labbra e dargli un primo piccolo succhiotto per assaporare dapprima solo la panna limonosa di copertura

per poi affondare ferocemente i denti nel pan di spagna gommoso,

e spalmarmelo in faccia con avidità,

arrivando quasi a mordermi un dito per la voracità,

lasciandomi andare a quella danza orgiastica di zuccheri, deodorante e detersivo che si consumava nel mio palato,

senza pensare ai grassi saturi contenuti in quel tortino, al fatto che mi vedo grossa, a quello che ha detto il ginecologo sul fatto che in gravidanza bisogna star attenti non solo a quanti, ma anche a quali dolci si consumano, al fatto che la libidinosa crema all’interno del tortino potrebbe non esser sufficientemente cotta.

Fremendo di desiderio, ho chiesto a Marco di andare con assoluta urgenza a comprare il tortino.

In tutta risposta Marco mi ha fatto presente che due giorni prima avevo sostenuto che avrei dato la vita per una crostatina al cioccolato della Mulino Bianco e che avevo detto la parola “crostatina” talmente tante volte da costringerlo ad uscire di sabato pomeriggio, con un look che era un misto tra Io sono leggenda e Junior Cally, e farsi tre ore di coda al supermercato per comprare due pacchi di crostatine che alla fine non ho neppure mangiato.

Non mi sono sentita di insistere.

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